Natale in casa Cupiello

 

di Eduardo De Filippo

regia di  Gianluca Vitale e Piero Cognasso

 

 

Lo spettacolo

“Natale in casa Cupiello” è senza dubbio alcuno una delle commedie di Eduardo più conosciute dal grande pubblico, non solo partenopeo: un testo che è divenuto ormai da tempo un classico del teatro.

Non fu scritta originariamente in tre atti ma fu, come la definì l’autore stesso, “un parto trigemino, con una gravidanza durata anni e non mesi”. Nel 1931 infatti andò in scena, come atto unico, quello che nell’attuale testo è il secondo atto; nel 1932 venne aggiunto il primo atto e nel 1934 il terzo; nel decennio successivo l’opera si compì nella sua stesura definitiva.

Come in molti degli altri suoi lavori teatrali, anche qui Eduardo fa ruotare tutta la vicenda intorno al perno della famiglia. Siamo, alla vigilia di Natale, in casa di Luca Cupiello il quale, “giocando” con il suo presepe, cerca disperatamente di comunicare ai suoi cari i propri sentimenti per le cose semplici e tradizionali, ricevendone però in cambio solo indifferenza, fastidio e insofferenza.

Luca, in un suo “tempo sospeso”, non si accorge (o non si vuole accorgere?) dei “guai” che circondano se stesso e la sua famiglia la quale, come tante, vive invece angosce e problemi quotidiani.

 

Brevi note di regia

«Una commedia che ha accompagnato ogni mio Natale, dall’infanzia a oggi. Portarla in scena è stato prima di tutto un grande atto d’amore nei confronti delle mie origini e di un grande Maestro come Eduardo». (Gianluca Vitale)

 

«Un piemontese che dirige una capolavoro di Eduardo non può che scoprire e apprezzare come, proprio attraverso la “napoletanità”, l’autore ne abbia tratto un’opera dal valore universale». (Piero Cognasso)

 

La messa in scena de L’Officina Culturale, pur rimanendo fedele al testo di Eduardo, ne propone una visione registica che, facendo seguito a un attento lavoro di lettura e analisi del sottotesto, va oltre la rappresentazione del copione in sé, cogliendone l’essenza e le motivazioni più profonde.

La scenografia è volutamente essenziale. Gli elementi fondamentali sono inseriti  in un ambiente che non prevede pareti “domestiche” ma una semplice quintatura nera in cui tutto pare galleggiare: una sorta di bolla sospesa, metafora del mondo interiore di Lucariello.

In un percorso che si snoda dalla farsa al dramma, anche la scelta di utilizzare arredi non sviluppati in altezza contribuisce a lasciare spazio ai personaggi, facendoli emergere in tutta la loro grottesca e drammatica umanità, trasportando così in una dimensione assoluta una situazione solo all’apparenza “famigliare”.

 

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SACCHI DI SABBIA (nuova versione 2017 - prove)

 

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Puoi vedere qui l'intero spettacolo:

(riprese effettuate al Teatrino Civico di Chivasso - 22 gennaio 2017)

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